Il film fonde il dramma intimo dell’eutanasia con l’urgenza collettiva della rigenerazione ecologica. La connessione simbiotica tra l’essere umano e il ciclo naturale della vite offre una prospettiva del tutto inedita sulla dignità del vivere e del morire, integrando la sostenibilità ambientale come elemento terapeutico e di guarigione dell’anima. Un’intensa e poetica dichiarazione d’amore verso la Terra e la cura dei suoi frutti. Molti i riconoscimenti, tra cui le candidature ai Premi David di Donatello per Miglior Film, Miglior Sceneggiatura Originale (a Francesco Bruni, Carlo Virzì e Paolo Virzì), Miglior Attore Protagonista (Valerio Mastandrea) e Miglior Attrice non Protagonista (Valeria Bruni Tedeschi); e il Premio Nastri d’Argento per il Miglior Attore.